Una volpe che salta tra le piattaforme mentre raccoglie oggetti in una storia che non sa bene se vuole essere avventura o semplicemente un diversivo. Vixen del 1988 è esattamente questo — un ibrido strano che affascina proprio per la sua indecisione.

Sei nei panni di Vixen, una liska che si muove attraverso livelli bidimensionali semplici ma efficaci. L'idea è vecchia come le colline: raccogli roba, eviti nemici, superi ostacoli. Ma il gioco aggiunge elementi di avventura testuale e puzzle che ti fanno fermare, pensare, frugare negli inventari. Non è un platformer puro come Jumpman, né un'avventura vera e propria. È un compromesso che su MS-DOS funziona perché in quegli anni il compromesso era la norma.
Il gameplay è frustrantemente lento in certi momenti. I controlli rispondono, la listica si muove con la giusta pesantezza, ma i salti richiedono precisione su una griglia invisibile che non sempre comunicamelo bene. I nemici sono prevedibili, quasi stupidi. La grafica è spartana — background a colori piatti, sprite senza troppi dettagli — ma c'è un'onestà in questa semplicità. Non pretende di essere più di quel che è. La difficoltà sale, però non per design brillante, bensì per livelli che diventano labirinti noiosi dove facile smarrirsi.
Nel 1988 questo gioco era il tipo di titolo che affittavi al negozio di videogiochi quando non c'era nulla di meglio. Non era memorabile, non era brutto. Era lì. Oggi rimane curiosità archeologica — prova che gli sviluppatori tentavano di mescolare generi anche quando non avevano gli strumenti per farlo davvero. Una licenza Microsoft, niente di più.

Se sei un collezionista di rarità DOS o cerchi qualcosa tra platformer lenti e avventure semplici, Vixen merita un'ora davanti allo schermo in DOSBox. Non ti cambierà la vita, non scoprirai alcun capolavoro dimenticato. Ma scoprirai come si faceva sperimentazione quando gli budget erano bassi e il tempo pressante. Una liska nervosa in un gioco nervoso.