La famiglia Clampett arriva a Hollywood e tutto finisce in disastro — questa premessa avrebbe potuto funzionare anche come avventura interattiva, ma Synergistic Software ha scelto la strada più facile. The Beverly Hillbillies del 1993 è un'avventura grafica costruita sul nome della serie televisiva degli anni Sessanta, punto. Niente di più.

Vesti i panni di Jed Clampett e compagnia in una storia che segue gli stilemi della sitcom: i nostri protagonisti sono dei semplici appena arricchiti che si ritrovano fuori posto nel lusso di Beverly Hills, e tutto ciò che toccano diventa un pasticcio comico. La trama non sorprende nessuno, e nemmeno pretende di farlo. È proprio questo il problema.
Dal punto di vista meccanico sei davanti a un'avventura punta e clicca di serie B. Clicchi su oggetti, parli con personaggi, raccogli cose nello inventario. Le animazioni sono scattose, i dialoghi assenti (testi solo, niente audio), e l'interfaccia non ti fa niente di speciale. Non ci sono puzzle che richiedono due neuroni per essere risolti — la maggior parte delle volte basta provare ogni combinazione finché non funziona. Il gioco respira noia già dopo venti minuti.

In quegli anni le licenze cinematografiche e televisive erano oro colato per gli editori: compravi il nome, vendevi il gioco agli appassionati della serie, e strada fatta. Beverly Hillbillies è la prova perfetta che il marchio da solo non basta. Nemmeno la nostalgia della sitcom original riesce a salvare un'avventura così piatta e prevedibile. Le battute non ti strappano nemmeno un sorriso — restano invece sulla pagina come ricordi offuscati di qualcosa che una volta ha funzionato.

Lo rigiocheresti oggi? Solo se sei un collezionista di giochi di licenza dimenticati o se la sitcom è per te un motivo di orgoglio personale. Per chiunque altro, è un esercizio inutile di clic e attesa. I veri giocatori di avventure grafiche già negli anni Novanta sapevano dove cercare qualcosa di decente — questa non era una di quelle destinazioni.