La pistola vibra come un animale impazzito, lo schermo esplode di sangue pixelato e una voce demoniaca ti urla contro dal cabinet arcade. CarnEvil, 1998, Midway Games: quando gli ultimi respiri dei Novanta hanno ancora il puzzo di polvere da sparo e di vernice luminescente nei darkroom delle sale giochi.

Sei intrappolato in un luna park infestato. Non c'è trama elaborata, non ci sono cinematiche — solo tu, la tua pistola ottica e una processione infinita di mostri che sbucano da ogni angolo. Zombi, clown deformi, creature che l'anatomia ha abbandonato da tempo. Il gioco ti spinge avanti con la forza bruta di chi sa che hai pagato per sparare e non per riflettere. Il nome stesso, CarnEvil, è un gemito: carnevale e male fusi insieme, senza respiro, senza scampo.
Tecnicamente è una light gun arcade come le altre — punti il fucile, premi il grilletto, i nemici crollano o si trasformano in pezzi da raccogliere. Quello che lo distingue è l'atteggiamento. Midway non gioca a fare paura sul serio; la ride sotto i baffi. I nemici hanno la grazia di una marionetta ubriaca, i colpi sono teatrali, le urla dei mostri suonano come sketch comico stravolto. Non è horror, è horror-comedy con la chirurgia estetica fatta con una motosega. Le meccaniche sono solide — hit detection affidabile, ritmo piacevolmente frenetico, niente di rivoluzionario — ma non c'è nulla di frustrante nemmeno quando il gioco ti schiaccia con onde di nemici.
Oggi CarnEvil è quel arcade che ricordi soprattutto per l'atmosfera. Non ha cambiato il genere, non ha inventato nulla, ma in quell'estate del '98 era quello che cercavi quando il caldo appiccicaticcio ti entrava nei polmoni e volevi sentirti sporco e illegale per pochi minuti. I cabinet originali sono pezzi da museo — il peso, il feedback, l'odore di fumo dentro il legno — ma l'essenza rimane intatta anche su MAME.

Vale la pena? Se ami gli arcade sparatutto e il grottesco degliacchi Novanta, sì. Se cerchi una light gun che ti sfidi con puzzle intricati o movimenti eleganti, guardati altrove. CarnEvil è pura adrenalina volgare e consapevole di esserlo. È il genere di gioco che oggi nessuno finanzia: troppo violento per i publisher moderni, troppo sfrontato nel suo disinteresse per la sensibilità contemporanea. Proprio per questo merità una sessione tra gli emulatori, con il volume alto e nessuno a guardare.